CAPITOLO II. ROTTA VERSO IL QUADRANTE GAMMA

ZEFRAM COCHRANE SPACE FLIGHT CENTER – TERRA

Il Comandante Jakto Has, l’ufficiale a cui spettava il compito di coordinare lo Zefram Cochrane Center,  era seduto nel proprio ufficio, impegnato ad analizzare il manifesto aggiornato del personale sotto la sua direzione, pronto a inoltrare una nuova richiesta di personale. Con l’assegnazione di Eva Ferrari all’Europa, infatti, il bajoriano si era trovato costretto a richiedere, per la seconda volta in relativamente poco tempo, al Comando della Flotta Stellare di assegnare al Flight Center un altro rimpiazzo.

Sbuffando – davvero non immaginava di dover perdere Stadi e Ferrari a così stretto giro di boa – inviò il modulo al dipartimento operativo della Flotta, sperando che la sua richiesta non venisse messa in coda a questioni più urgenti o che gli venisse affidato un altro Cadetto. Niente di male nel far fare praticantato ai giovani frequentanti l’Accademia, ma non tutti brillavano per abilità o competenze o, più semplicemente, non erano portati a fare il tipo di lavoro richiesto all’istituto.

Era stato lui stesso ad approvare la richiesta di trasferimento avanzata dal Capitano T’Vok per Ferrari: ora che la Divisione Giudiziaria della Flotta Stellare aveva finalmente concluso il processo ai danni di Theo Madalore, la donna non aveva più vincoli di alcun tipo che la vedessero costretta a rimandare a tempo indeterminato la propria carriera.
Che, poi, era il vero motivo per cui Ferrari era finita a prestare servizio presso il Flight Center. Vero, c’era sempre quel progetto per il quale la donna si era sentita apparentemente in dovere di concludere a tutti i costi, ma sapeva riconoscere una storia di copertura, quando ce n’era una. E questo nonostante il progetto avesse comunque un valore tale per cui fosse fondamentale portarlo a termine nei tempi previsti.

Dal canto suo, il bajoriano non poteva che ritenersi soddisfatto nel vedere la giustizia fare il suo corso, nonostante i molteplici tentativi di insabbiare la situazione da parte dell’ormai ritirato Ammiraglio Madalore, padre dell’incriminato. Il suo senso di giustizia lo portava a non apprezzare coloro che si nascondevano dietro il nome della propria famiglia, magari rispettata all’interno delle gerarchie della Flotta Stellare da generazioni, contro chi entrava in sordina, desideroso di farsi un nome senza necessariamente essere messo in ombra da eventuali antenati di prestigio.

L’occhio gli cadde nuovamente sul manifesto aggiornato del personale, che aveva sostituito, sul monitor di fronte a lui, il modulo inviato al Comando della Flotta Stellare. Quando Ferrari era stata chiamata a rapporto nel suo ufficio, quel mattino, non sapeva ancora in che modo quel colloquio le avrebbe cambiato radicalmente l’immediato futuro.

«Voleva vedermi, Comandante?» Ferrari, come al solito, era andata dritta al cuore delle cose. Non era una persona che amava particolarmente girare attorno alla faccenda: se c’era qualcosa di cui parlare, meglio farlo subito, togliendosi il dente.
«Si sieda, per favore,» l’aveva invitata Jakto, il quale aveva ripreso a parlare una volta che la donna si era accomodata di fronte a lui: «Poco più di un’ora fa ho avuto modo di parlare con il Capitano T’Vok, nuovo ufficiale comandante dell’Europa. Si tratta, come sicuramente lei ben saprà, di uno dei nuovi vascelli varati in seguito all’approvazione della nuova classe di navi recentemente realizzata, la Sovereign: si tratta di un Assault Cruiser, ed è una delle tipologie di vascelli più avanzate a nostra disposizione.» La donna stava annuendo, mentre lui parlava: ne era a conoscenza esattamente quanto lui in quanto, in quegli anni, lei per prima aveva fatto alcuni test su simulatori e sui primi prototipi, rigorosamente in sala ologrammi, come previsto dal regolamento.

Era stato uno dei fiori all’occhiello della Squadra Beta, poter offrire le proprie competenze in quel mastodontico progetto. La classe Sovereign sarebbe stata per lungo tempo all’avanguardia, per quanto riguardava le navi della Flotta, nonostante venissero continuamente elaborati nuovi prototipi e nuove classi di vascelli – bastava vedere la classe Defiant, di cui il prototipo, dotato di dispositivo di occultamento, era stato assegnato a Deep Space 9 e al Sistema Bajoriano; la classe Intrepid, di cui una iterazione, la U.S.S. Voyager (NCC-74656), era svanita nelle Badlands, senza apparente motivo, all’inseguimento di una nave Maquis.

Il Comandante aveva proseguito: «Mi è stato chiesto formalmente – e qua le aveva indicato il modulo in questione – di farla trasferire a bordo dell’Europa. La posizione che andrà a ricoprire sarà quella di timoniere del turno Alpha, esercitando anche l’incarico di capo dipartimento; avrà il rango di Tenente JG.»
«Comandante, lei sembra dare per scontato che io accetti il trasferimento,» gli aveva fatto notare Ferrari, tutto sommato anche a ragione. Jakto aveva appoggiato gli avambracci sulla scrivania, unendo le mani di fronte a sé, e aveva guardato la donna: «Tenente, lei non ha più motivo di rimanere qua. Ha fatto innegabilmente un lavoro sopra le aspettative, al Flight Center, contribuendo a portare l’istituto a livelli elevati assieme alla sua squadra, ma sappiamo benissimo entrambi che lei è sprecata qua con noi. Non si bruci la carriera per quanto accaduto in Accademia. Non è colpa sua e gli ufficiali assegnati alla Divisione Giudiziaria hanno fatto in modo che tutto venisse risolto nella maniera più giusta. Non butti via quest’opportunità per un qualcosa di cui lei non è colpevole ed è stata dimostrata pulita.»

Ferrari, appoggiata allo schienale della sedia e a braccia incrociate, aveva alzato un sopracciglio: «Immagino di non avere altra scelta, visto che presumo lei abbia dato il via libera per il trasferimento.» Jakto aveva scosso la testa: «L’ultima parola, comunque, l’avrebbe lei. Sì, io ho dato l’approvazione per il trasferimento, ma sta a lei decidere cosa vuole fare del suo futuro. Ripeto, non butti via la sua carriera per colpe che non ha.»
«Apprezzo l’opportunità, signore, ma ritengo di essere più utile qua…» Jakto l’aveva interrotta, con un sorriso ironico sul volto: «Mi creda, Tenente, lei sarà più utile lassù, a esplorare la Galassia. E a proteggere chi rimarrà indietro a permettervi di proteggerci.» Ferrari lo aveva guardato per un lungo momento, prima di stringersi nelle spalle e accettare il nuovo incarico, senza proferire una parola di più.

Ed ecco, quindi, che a poche ore dalla partenza dell’Europa alla volta della sua prima missione fuori dai cantieri navali di Utopia Planitia, Eva Ferrari aveva preso il runabout che l’avrebbe portata verso il suo futuro, scritto tra le stelle, così come sarebbe dovuto andare un paio di anni prima. E il Comandante Jakto era soddisfatto che questo fosse potuto accadere.

QUARTIER GENERALE DELLA FLOTTA STELLARE, UFFICIO DEL VICE AMMIRAGLIO LEYTON – TERRA

Il Vice Ammiraglio James Leyton, Capo della sezione Operazioni della Flotta Stellare, era un uomo sulla cinquantina, di alta statura, che dava l’impressione di essere molto più giovane di quanto in realtà non fosse. Durante la sua carriera, prima di ascendere alla posizione che ora ricopriva, era stato un elemento fondamentale in diversi scontri contro alcuni dei nemici più sanguinosi della Federazione, quali Romulani, Cardassiani, Tholiani e Borg.
Come Capitano della U.S.S. Okinawa, alla metà del secolo, aveva prestato servizio durante gli scontri intercorsi nella guerra contro gli Tzenkethi, lavorando gomito a gomito con l’allora Tenente Comandante Benjamin Sisko, che aveva reso suo Primo Ufficiale, e che in un secondo momento, nel 2369, aveva raccomandato per il posto di comandante di Deep Space 9.

Ora, dopo anni di onorato servizio sul campo, il suo dovere era quello di inviare altre navi, altri equipaggi, altri capitani in missione, coordinandoli assieme al proprio staff e agli ufficiali assegnati ai vari settori che punteggiavano i territori federali nei Quadranti Alfa e Beta.
Proprio in quel momento, seduto nel proprio ufficio al Quartier Generale della Flotta Stellare, era in contatto con il Capitano T’Vok e il Comandante R’Mau, della U.S.S. Europa, a poche ore dalla conclusione degli ultimi lavori e aggiornamenti a Utopia Planitia, il cantiere navale in orbita attorno a Marte.

«Capitano, i vostri ordini sono di dirigersi verso Deep Space 9, per poi sfruttare il tunnel bajoriano per andare nel Quadrante Gamma, dove rimarrete per 18 mesi a esplorare il settore, in maniera tale da permetterci di scoprire qualcosa in più sulle popolazioni che vi dimorano, visto le scarne informazioni di cui siamo in possesso. Ma,» aggiunse, prima che T’Vok o R’Mau potessero intervenire, «c’è bisogno che acquistiate più informazioni possibili anche sul Dominio. Se quello che il Comandante Sisko sostiene è veritiero, rischiamo seriamente di entrare in guerra con una potenza che potrebbe destabilizzarci, soprattutto considerando come i Cardassiani e i Romulani si stanno comportando da avvoltoi sui confini e l’instabilità con l’Impero Klingon.»

«La partenza è prevista per le 0600, Ammiraglio,» gli rispose T’Vok, andando a puntualizzare che «Prima di dirigerci verso Deep Space 9 e il Tempio Celeste, però, abbiamo un rendez-vous con la Archer, affinché gli ultimi membri mancanti dell’equipaggio possano unirsi a noi.»
«La Archer è stata dirottata verso le Badlands all’ultimo, Capitano. Si sta cercando in tutti i modi di capire come sia possibile che non una, ma ben due navi della Flotta Stellare siano svanite a così l’una vicina all’altra. Si ritiene che la Archer possa dare un plus valore fondamentale, nel cercare di reperire quanti più dati possibile. Farete un breve scalo a Deep Space 9, dove potrete recuperare il personale mancante, dopodiché verso il Quadrante Gamma senza ulteriori ritardi.»

DEEP SPACE 9 – SISTEMA BAJORIANO

«Capitano, siamo entrati in contatto visivo con Deep Space 9,» annunciò Eva Ferrari dalla sua postazione al timone, mentre manovrava l’Europa a massimo impulso per avvicinarsi alla stazione di estrazione mineraria cardassiana ora sotto il controllo congiunto della Federazione e di Bajor. Al suo fianco, il Guardiamarina Rebim – che sostituiva il Tenente Comandante Sevek, titolare del dipartimento, fino al suo arrivo a bordo – osservò: «Ci informano che siamo liberi di attraccare a uno dei piloni superiori.»
Ferrari riecheggiò le parole della bajoriana qualche istante più tardi: «Coordinate ricevute.»
Fu il Comandante R’Mau a intervenire, a quel punto, ordinando: «Tenente, riduca la velocità ai soli motori di manovra e ci faccia attraccare. Con attenzione.»
«Sì, signore. Velocità ridotta ai motori di manovra ed Europa in fase di attracco. L’operazione sarà completata nei prossimi cinque minuti.»

*

«Europa, buona fortuna nel Quadrante Gamma,» salutò Benjamin Sisko, ufficiale comandante della stazione, dallo schermo dell’imponente vascello di classe Sovereign. L’Europa aveva preso a bordo il personale mancante e alcune provviste dell’ultimo minuto, apprestandosi finalmente a intraprendere il suo viaggio inaugurale nel Quadrante Gamma, raggiungibile tramite il tunnel bajoriano, dagli abitanti del settore conosciuto come Tempio Celeste, uno dei pochi tunnel naturali a essere completamente stabile grazie alla presenza di alcuni alieni extradimensionali conosciuti come Profeti.

Dopo quasi tre anni dalla sua scoperta, diverse navi avevano attraversato il tunnel per iniziare a esplorare una zona della Via Lattea altrimenti difficilmente raggiungibile; l’Europa sarebbe stata la prima nave federale a trascorrervi più di qualche settimana, nonostante la Defiant, recentemente recuperata dalle mani del Maquis Thomas Riker, avesse già avuto modo di raccogliere dati e telemetrie di vario genere.

«Lunga vita e prosperità, Capitano,» fu la risposta dell’ufficiale comandante dell’Europa, prima che la comunicazione si interrompesse. Il Comandante R’Mau, dopo un ultimo sguardo al flusso di informazioni che scorreva sul mini-schermo annesso alla sua postazione, ordinò: «Tenente Ferrari, tracci la rotta e chieda il permesso di partire alla sala comando.»
Qualche secondo più tardi, Ferrari annunciò: «Rotta tracciata, permesso concesso.»
«Propulsori di manovra,» fu l’ordine successivo.
«Propulsori pronti.»
«Iniziare la sequenza di lancio.»
«Sequenza di lancio iniziata.»
«Attivare.» Con quell’ordine finale, pronunciato da T’Vok, l’Europa si diresse in tutta la sua maestosità verso il tunnel bajoriano, pronta a essere messa alla prova dalle incognite che si sarebbero susseguite di fronte a lei.

Qualche ora più tardi, concluso il turno, dopo aver fatto un breve giro ricognitivo per i corridoi dell’Europa e aver familiarizzato con alcuni colleghi al bar di prora durante la cena, Eva Ferrari si trovava, da sola, nella propria cabina, coricata sul letto a fissare il soffitto.
Per via della posizione che ricopriva, oltre che per il grado che deteneva, la donna poteva vantare un alloggio tutto suo, nonostante fosse di dimensioni decisamente inferiori rispetto a quelle degli alloggi degli ufficiali superiori, appartenenti allo staff di comando.

Per un attimo, ripensò a quanto fosse accaduto negli ultimi anni. Era entrata all’Accademia della Flotta Stellare con tutte le buone speranze tipiche dei giovani, desiderosa di mettersi alla prova e di dimostrarsi all’altezza delle difficoltà che avrebbe trovato di fronte a sé, prima come Cadetto e, in un secondo momento, come Ufficiale. Quello che non si aspettava, invece, era di trovare l’amore, nella figura di Theo Madalore, assistente del Professor Gregorio Bardoni – titolare del corso di Tecniche Avanzate di Volo Aerospaziale – e precedentemente un collaudatore di prototipi.
Era stato proprio lui a indirizzarla nel migliorare ulteriormente le proprie doti da pilota e a farle prendere crediti extra presso una scuola specializzata, dove poi Ferrari avrebbe ottenuto il brevetto come pilota di livello 5. La sua crescente abilità (che l’aveva portata a essere, in breve tempo, migliore dello stesso Madalore) aveva però creato tensione tra i due, al punto che l’uomo aveva cercato, quasi riuscendoci, di screditarla, creando prove false che la accusassero di aver danneggiato un veicolo sperimentale, mettendo a rischio la vita di un’intera squadra.

Quello era il motivo per cui, diplomatasi a pieni voti come valedictorian del suo anno, la donna aveva preferito non imbarcarsi immediatamente, nonostante alcune proposte davvero irrinunciabili: era ancora in corso il processo che avrebbe messo, una volta per tutte, in luce le azioni di Madalore, il cui padre, che in quegli anni deteneva ancora il grado di Ammiraglio, aveva cercato in tutti i modi di insabbiare. Ferrari non voleva che il processo si svolgesse mentre lei era distante, e non voleva che l’esito dello stesso, nel caso fosse stato negativo proprio viste le ingerenze dell’Ammiraglio, le impedisse di portare avanti un incarico su una nave stellare. Cosa che avrebbe macchiato ancor di più il suo curriculum.
Dando ordine al computer di abbassare le luci della stanza, Ferrari si disse che finalmente era tutto finito. E la sua nuova vita poteva finalmente iniziare.

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