CAPITOLO II. SFIDARE LA COMMISSIONE
Il mattino successivo, il Tenente Comandante Worf, Ufficiale addetto alle Operazioni Strategiche della base, scortò Hanor Prem e Bejal Otner fino al portellone d’attracco sulla Promenade da dove, dopo un brevissimo scambio di battute, i due Trill si imbarcarono sulla nave trasporto che, di lì a poco, sarebbe partita alla volta di Trillius Prime.
L’imponente ufficiale Klingon, primo della sua specie a servire tra i ranghi federali, rimase ad attendere pazientemente che arrivasse anche la Dottoressa Kahn, la quale non si era unita immediatamente al fratello e al collega quando Worf si era presentato, quel mattino, di fronte ai loro alloggi per poterli scortare fino al loro punto di imbarco per il loro trasporto.
Il Klingon non era l’unico ad attendere l’arrivo della donna: sulla balconata che si affacciava sul livello inferiore della Promenade, il Tenente Comandante Jadzia Dax, Ufficiale Scientifico Capo di DS9, stava studiando il via vai di persone, il volto teso e tirato, gli occhi ancora arrossati, gonfi e lucidi.
Dentro di sé, la donna sperava ardentemente che Lenara decidesse di rimanere, sperava ardentemente di non vederla imbarcarsi alla volta di Trillius Prime, come avevano fatto pochi istanti prima gli altri due scienziati. La nottata era stata piuttosto ardua da superare, per la Trill: aveva dormito pochissimo, passando diverse ore a camminare avanti e indietro per i suoi alloggi, prima di arrendersi all’evidenza e, nelle primissime ore del mattino, dirigersi verso il Centro di Comando della base (solo per essere rimbalzata dal Maggiore Kira, al comando del turno Gamma, che le aveva chiaramente ordinato di non ritornare in servizio attivo fino a quando non avesse superato il trauma di quegli ultimi giorni).
E così, quindi, si era ritrovata a vagare senza meta per la base, prima di imbattersi in Julian il quale, viste le sue condizioni, non aveva esitato a offrirle il suo incondizionato supporto e la sua profonda amicizia, assicurandosi addirittura che mangiasse qualcosa per colazione prima di andare in Infermeria in tempo per l’inizio del turno Alpha. Il medico aveva ascoltato il torrente di parole proveniente da Jadzia con estrema pazienza, offrendo anche qualche consiglio qua e là, ma principalmente lasciandola sfogare: si rendeva conto di come fosse la cosa di cui avesse più bisogno l’amica. I consigli, i pareri, potevano, eventualmente, attendere momenti migliori.
Prima di portarsi nei pressi del portellone d’attracco, anche se da una posizione sopraelevata, Dax aveva fatto ancora due passi per la stazione, che man mano si animava, in concomitanza con l’inoltrarsi del mattino e il servizio diurno. L’obiettivo era schiarirsi le idee il più possibile, non pensare a quanto accaduto il giorno prima, ma il tutto aveva ottenuto scarsi risultati, almeno nell’immediato: non poteva far a meno di ritornare con i propri pensieri al fatto di essere più preoccupata di perdere Lenara che di essere esiliata dal proprio pianeta natale.
Profondamente persa nei propri pensieri e, di conseguenza, non essendosi immediatamente resa conto di quanto stava accadendo lungo la Promenade, Dax venne riportata alla realtà quando una mano le si appoggiò esitante su un braccio, con dolcezza. Il gesto la spinse a voltarsi, nonostante lo stesse facendo quasi di malavoglia, parte della sua attenzione ancora focalizzata sulla Promenade o sui propri pensieri più reconditi: la persona che si trovò di fronte era al tempo stesso l’unica e l’ultima che si aspettava di vedere in quel momento.
Era così incredula che si ritrovò a sussurrare debolmente un «Lenara,» sospesa tra la speranza che la presenza dell’altra Trill le dava e il forte timore di cosa sarebbe potuto succedere negli istanti successivi. Non fece in tempo ad aggiungere altro che la donna di fronte a lei la tirò verso di sé, facendo scorrere la mano ancora sul suo braccio verso l’alto e allacciando entrambe le braccia al collo di lei, attirandola in un fermo, ma dolce, abbraccio e affondando il viso nell’incavo tra collo e spalla. Dopo un’esitazione infinitesimale, Jadzia ricambiò l’abbraccio con altrettanta fermezza e dolcezza, nascondendo il volto nei capelli di Lenara, tra sé e sé ringraziando tutto il ringraziabile per l’apparente scelta presa dall’altra donna.
Al livello inferiore della Promenade, Worf si limitò a guardare brevemente in alto, verso la coppia: da qualche tempo, infatti, il Klingon aveva iniziato ad avvertire una sorta di interesse verso Jadzia, avendo anche l’impressione che la Trill lo ricambiasse in qualche misura. Tuttavia Worf non sapeva se stesse travisando la forte passione, conoscenza e comprensione per la cultura klingon di Dax con qualcosa di diverso.
«Sono una bella coppia, non è vero?» La voce acuta di Quark fece sobbalzare il Klingon: a un passo indietro rispetto a lui si era avvicinato, inavvertito, il Ferengi, barista e faccendiere della stazione, nonché vittima preferita – e a ragione! – del Conestabile Odo. Il passo doveva essere stato breve, visto che il locale di Quark si trovava proprio davanti al portellone d’imbarco, e la curiosità tanta; Worf si limitò a girarsi appena, degnandolo d’uno sguardo imbronciato e un mugolio d’assenso stizzito.
«Il suo sguardo verso il balcone era molto eloquente. Mi dica, preferisce Jadzia o Lenara?» Quark accompagnò le parole con uno sguardo complice e un mezzo sorriso a denti appuntiti.
Worf si girò del tutto, per fronteggiarlo, varie spanne più alto di lui e decisamente più massiccio, poco propenso (come sempre, quindi non era una novità) a sopportare il modo di fare, fin troppo invadente alle volte, del Ferengi: «Non sono affari suoi.»
Quark alzò le mani in segno di resa e arretrò d’un passo, schivando una civile bajoriano che passava lungo la Promenade: «Va bene, va bene, – squittì – come siete permalosi voi Klingon!»
Worf cercò di divincolarsi dalla scomoda situazione in cui si trovava dichiarando di dover tornare in Sala Comando, ma Quark non aveva ancora finito con lui – d’altra parte ogni occasione era una buona occasione per guadagnare qualche credito: «Guardi che può fidarsi di me, anche io ho fatto dei sogni – cercò la parola giusta – particolari su Dax. Con tutta quella passione per la cultura Klingon deve essere una compagna particolarmente focosa.»
«Come si permette?» Worf era palesemente contrariato e stizzito, fatto che lo portò a serrare i pugni solo per non afferrare per il collo il piccolo e furbo Ferengi: il Klingon era pur sempre un ufficiale della Flotta Stellare, non un petaQ qualsiasi. Inoltre, aveva imparato a proprie spese a cosa portasse lasciarsi prendere dalla rabbia se provocato.
«Allora ho ragione!» rispose vittorioso Quark. «Non mi ha detto di no quando le ho chiesto chi le piacesse delle due; e non l’ha fatto nemmeno ora.»
«Torni al suo bar, Ferengi. E mi lasci stare.» Worf tuonò, questa volta davvero sul punto di commettere un’azione di cui, molto probabilmente, si sarebbe pentito.
«Non faccia così, venga con me al bar, il primo giro lo offro io. Non c’è niente di meglio che del Vino di Sangue…» alla fronte corrucciata del Klingon, Quark cambio strategia, «…del succo di prugne caldo per lenire le pene del cuore.»
Per quanto potesse sembrare inappropriato, e tutto sommato gli sembrava parecchio inappropriato visto il modo di fare del Ferengi, Worf accettò di unirsi a Quark al bancone del bar. Non aveva intenzione di trattenersi a lungo, era comunque in servizio, ma ritenne che due chiacchiere con il barista su una questione che lui credeva di aver celato a tutti, ovvero il suo inaspettato interesse per Jadzia Dax, gli avrebbe reso più facile assolvere in seguito ai suoi doveri.
Al secondo giro di succo di prugne, servito in un tradizionale bicchiere di metallo, Worf osservò come sarebbe stata inusuale un’unione tra una Trill e un Klingon, chiedendosi come avrebbe fatto a sposarla se lei non avesse fatto parte di una gloriosa casata. Quark, dal canto suo ragionava sui profitti: «Arriveranno un sacco di Trill, incuriositi dalle due donne che hanno sfidato le loro leggi; che le detestino o le ammirino, passeranno di qui e avranno la gola secca dopo tutti quegli insulti… o complimenti!»
«Anche un matrimonio Klingon porterebbe molta gente,» ribattè quasi risentito Worf.
«Sì, ma sarebbero Klingon… senza offesa – si affrettò a correggersi – ci sono da mettere in conto tutte le stoviglie che rompono.»
Al terzo bicchiere di succo di prugne i due parlavano delle vacanze che Worf e Jadzia avrebbero potuto fare assieme. Risa sarebbe stata la meta più ovvia, ma Quark gli confidò che una certa Arandis, impiegata proprio sul pianeta del piacere, era stata un’amante di Curzon… anzi era stata l’ultima donna amata da Curzon prima che lui morisse tra le sue braccia facendo jamaharon. C’era il rischio che la scintilla si riaccendesse proprio come accaduto con Lenara e Worf convenne che la meta non fosse delle preferibili.Al quarto bicchiere parlarono di figli. Quark era affascinato dall’ipotesi di un Klingon con le macchie tipiche dei Trill, mentre Worf era perplesso dall’eventualità che la prole volesse ospitare, in futuro, un simbionte. La cosa lo sconcertò, al punto di sostenere che il parto di un bebè Klingon non fosse sostenibile da un donna non Klingon.
«È abituata ad avere un simbionte nello stomaco – lo canzonò Quark versandogli il quinto bicchiere – cosa può farle un piccolo Worf lì dentro?»
«Tu non hai idea, Ferengi,» gli disse, minaccioso, Worf, avvicinandosi pericolosamente alle sue orecchie: «Anche solo questo basterebbe a dissuadermi da intrattenere una relazione con lei.»
«Meglio così!» Si difese il barista appoggiando sul banco la bottiglia di succo di prugne: «Anche perché Dax sta con Lenara, non con te.»
Su questa frase l’idillio Klingon-Ferengi si ruppe. Worf strinse più forte del dovuto il bicchiere, ma si ricompose in tempo tirando la casacca dell’uniforme, dopodiché lo allontanò bruscamente da sé, facendo schizzare il contenuto sul bancone.
«Cosa ho detto? Mi sembrava ovvio, no?» Quark gli riavvicinò il bicchiere.
«Abbiamo finito, Ferengi,» Worf, seccato, si allontanò di due passi voltando la schiena al barista.
«Dove va? Mi deve pagare!» Quark sospirò alzando gli occhi al soffitto, ma ormai Worf stava imboccando la passeggiata, uscendo dalla visuale.
Quark scosse la testa, sconsolato, poi notò il bicchiere di metallo, che mostrava i segni deformati della presa del Klingon: «Tutti uguali, questi Klingon.»


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