PROLOGO. SOSPESI NEL BUIO
Il tempo sembrava essersi dilatato all’infinito per le persone – per lo più civili – a bordo del trasporto passeggeri diretto a Trillius Prime: l’assalto era scaturito dal nulla, o almeno così era sembrato loro, e da un momento all’altro si erano trovati in pericolo di vita senza la minima idea di come reagire alla minaccia che stavano affrontando. Ora, il centinaio scarso di passeggeri che era salito a bordo dell’Hikaru Maru da Deep Space 9 si era rapidamente riunito, assistito dall’equipaggio, nella sala mensa, come previsto dai protocolli di sicurezza in casi di emergenza come quello.
Le luci indicanti la condizione d’allarme lampeggiavano incessantemente, la loro ombra rossastra che si accendeva e si spegneva in maniera snervante, senza sosta. A uno dei tavoli spostati contro le paratie esterne, vicino alla parete dove si trovavano i replicatori, un giovane ktariano, stretto al petto del padre e tremante di paura, cercava a tutti i costi di mostrarsi coraggioso di fronte a una situazione che non comprendeva appieno, contemporaneamente tentando, probabilmente a livello inconscio, di allineare il lampeggio delle luci rosse con il battito cardiaco del padre.
Dal canto proprio, il cuore del padre continuava ad aumentare il proprio frenetico ritmo a ogni istante che passava, al punto che, a un certo momento, il bambino non sapeva più se fossero i sussulti sul petto del genitore o la luce che insisteva ad accendersi e spegnersi ad avere la meglio. La cognizione del tempo si perse con il procedere dell’attacco, in attesa che qualcosa cambiasse, che qualcuno annunciasse che fossero tutti salvi, al sicuro, che fossero arrivati i soccorsi. A un certo punto, vi fu uno scossone così potente che tra i passeggeri iniziò a serpeggiare il timore che lo scafo si fosse inesorabilmente squarciato, sotto l’incessante offensiva degli sconosciuti assalitori. In un gesto istintivo, il bambino si strinse di più al padre, iniziando a piangere, soverchiato dalla paura, cercando conforto nel genitore.
Nel suo tentativo di distrarlo, la Trill gli aveva raccontato di come lei e i suoi colleghi fossero scienziati e del loro ultimo lavoro per l’Istituto Scientifico Trill, in collaborazione con la Flotta Stellare a bordo di Deep Space 9, la stazione spaziale da dove il trasporto era partito qualche ora prima. Gli aveva raccontato di come fossero stati due ufficiali della Flotta, uno un suo connazionale e persona a cui teneva molto a giudicare da alcune lacrime che le erano scese sulle guance, a scoprire per caso il tunnel bajoriano, che portava a un altro settore della loro Galassia, che però ora era interdetto a tutte le tipologie di vascelli a causa delle recenti tensioni tra la Federazione e il Dominio.


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