[STAR TREK: DISCOVERY] UN AMORE CELATO

CAPITOLO UNO

Terra, Parigi, 2257

Il Vice Ammiraglio Jonathan Turner, Comandante in Capo della Sicurezza della Flotta Stellare, era seduto alla sua scrivania e stava seguendo con molta attenzione la cerimonia tenutasi quella mattina in onore dell'equipaggio della U.S.S. Discovery, durante la quale alcuni membri dell’equipaggio erano stati insigniti della Medaglia al Valore della Flotta Stellare.

Al momento, stava ascoltando attentamente le parole pronunciate da Michael Burnham, reintegrata al suo grado di Comandante, graziata per tutti i crimini commessi e scelta come nuovo Ufficiale Scientifico Capo della U.S.S. Discovery: «Alla vigilia della battaglia, in una fredda notte senza vento, un vecchio generale si rivolse a un giovane soldato. "Domani", disse l’uomo più anziano, "conoscerai la paura". Il giovane soldato, che non aveva ancora sperimentato l'agonia della guerra, guardò il generale con occhi interrogativi. "Come farò a conoscere la paura se non so che aspetto ha?". Il generale rispose: "Conoscerai la paura perché parla molto velocemente e parla molto forte". Se la paura agisce così, riconoscerla è facile. Ma mentre il giovane soldato considerava il consiglio del generale, si pose la domanda che dobbiamo porci ora. "Una volta conosciuta la paura, come posso sconfiggerla?"»

Dopo una brevissima pausa, la donna aveva continuato: «Non siamo più alla vigilia della battaglia. Tuttavia, vengo a pormi la stessa domanda che il giovane soldato fece al generale tanti anni fa: "Come posso sconfiggere la paura?". La risposta del generale? "L'unico modo per sconfiggere la paura è dirle di no". No, NON prenderemo scorciatoie sul sentiero della rettitudine. No, NON infrangeremo le regole che ci proteggono dai nostri istinti più bassi. No, NON permetteremo alla disperazione di distruggere l'autorità morale. Sono colpevole di tutte queste cose. Qualcuno dice che non ci sono seconde possibilità. L'esperienza mi ha detto che è vero, ma possiamo solo guardare avanti (...)»

L'imponente ammiraglio interruppe la registrazione proprio in quel punto, pensieroso, dopodiché si alzò e attraversò l'ufficio fino a raggiungere una delle finestre che adornavano la stanza. La guerra contro i Klingon si era finalmente conclusa dopo più di un anno di combattimenti, ma a quale prezzo? La Federazione aveva quasi raggiunto il punto di non ritorno nel momento in cui venne presa la decisione di distruggere Qo'noS e commettere un genocidio contro la sua popolazione. Solo grazie al pronto intervento di Burnham e dell'equipaggio della Discovery si era evitata una tragedia di proporzioni immense, che avrebbe sicuramente distrutto tutto ciò per cui la Federazione aveva combattuto fin dalla sua creazione.

Cosa stavamo per fare?, si chiese mentre riprendeva a camminare per la stanza. E cosa abbiamo fatto?

Prima di diventare il nuovo Capo della Sicurezza della Flotta Stellare, Turner stesso aveva combattuto e comandato una delle ultime poche navi sopravvissute non solo agli scontri, ma alla guerra stessa; durante la sua ultima battaglia, era stato fatto prigioniero durante un combattimento ravvicinato con una squadra di Klingon che aveva abbordato il suo vascello, trasportato a bordo di una delle loro navi e torturato fino quasi alla morte. Solo grazie al pronto intervento dell'ammiraglio Katrina Cornwell, catturata mesi prima e liberata grazie all'intervento di L'Rell e Burnham, era stato salvato e portato al centro medico più vicino, dove aveva ricevuto un trattamento medico specifico per le sue deboli e precarie condizioni. In quel fatidico giorno molti degli uomini e delle donne sotto il suo comando erano morti in combattimento, altri erano stati torturati a morte, ma la maggior parte era riuscita a salvarsi, anche grazie alla presenza di spirito del suo Primo Ufficiale. Gli era sempre sembrato che solo troppo pochi del suo equipaggio fossero sopravvissuti, anche se i rapporti che aveva letto gli dicevano il contrario.

Ma nonostante tutto lo spargimento di sangue, tutte le sofferenze che lui (ma non solo lui, tutti) aveva passato e la sua sopravvivenza che aveva del miracoloso, continuava a non approvare l'idea del genocidio di un'intera specie e non poteva credere che la Federazione fosse stata sul punto di farlo solo per evitare il completo annientamento. Gli ideali della Federazione, come Burnham aveva sottolineato quella stessa mattina, erano altri. E tutti loro erano colpevoli quanto lei all'inizio di tutto quel disastro.

Per quanto Turner avesse protestato con forza contro la proposta di commettere un tale crimine, questo non fu sufficiente e l'ordine fu dato. E sebbene avesse ricoperto il suo nuovo incarico per un tempo relativamente breve, avendo ricevuto la promozione al suo ritorno al servizio attivo, aveva seriamente considerato di firmare una lettera di dimissioni non solo dal suo incarico, ma dalla Flotta Stellare stessa. Eppure non l'aveva fatto. Ancora una volta Katrina Cornwell gli aveva impedito di perseguire una linea d'azione che certamente non lo avrebbe aiutato, dandogli l'impressione che in fondo neanche lei approvava l'idea.

Così era rimasto. Ma continuò anche ad andare regolarmente a vari appuntamenti con Consiglieri esperti per poter in qualche modo superare questo problema, aggiuntosi alle altre problematiche che lo attanagliavano da quando era ritornato cosciente, non ultima la notizia della scomparsa e probabile morte di Gabriel Lorca, Ufficiale Comandante della U.S.S. Buran e uno dei suoi migliori amici. Scoprire che l'uomo con cui aveva interagito in quegli ultimi mesi, durante la guerra, non era altro che un impostore di una realtà alternativa alla sua, l'Universo dello Specchio, lo aveva disorientato e addolorato molto più di quanto volesse ammettere a se stesso e agli altri.

Chissà come l'avrà presa Katrina, pensò improvvisamente tra sé. Quando la Discovery era tornata dalla sua, a dir poco, interessante esperienza nell'Universo dello Specchio, Katrina era stata tra i primi a sapere cosa era successo al vero Gabriel Lorca.

Si sedette di nuovo alla sua scrivania, chiedendosi se valesse la pena parlarne con lei adesso, dopo tutto lo stress e le difficoltà di quegli ultimi mesi, la fine della guerra e tutte quelle ultime settimane in cui non erano mai riusciti a trattare l'argomento come avrebbero dovuto, anche se non mancavano le occasioni per farlo. Guardò due delle poche foto "vere" che aveva sulla sua scrivania, vicino al terminale del computer, foto che ritraevano una coppia di persone, lui e Katrina Cornwell, giovani guardiamarina appena diplomati all'Accademia; e un trio, lui, Cornwell e Lorca il giorno in cui lui e Lorca erano stati promossi al rango di Capitano. Non sempre erano riusciti a tenersi in contatto, ma il loro rapporto era stato così forte che erano riusciti a non perdersi con il passare degli anni e i diversi incarichi ricevuti, anche nei posti più assurdi.

Con un sospiro si passò una mano sugli occhi e pensò che forse era il momento di andare a farlo. Niente più ripensamenti, in questo momento lei ha bisogno di te più che mai. E tu hai bisogno di stare con lei. Era importante per entrambi e tu lo sai.

Ma chi stava prendendo in giro? Sapeva quale era il problema, anche se non voleva ammetterlo a se stesso: ciò che lo metteva più a disagio in quella situazione erano i suoi sentimenti per Cornwell. In tutti quegli anni non si era impegnato con nessuna donna perché non erano lei e perché era innamorato di Katrina Cornwell, anche se non si era reso subito conto dei suoi sentimenti per lei.

Finalmente si alzò e lasciò l'ufficio per andare a cercare Katrina Cornwell.

CAPITOLO DUE

Terra, Parigi, 2257

Finalmente la giornata si avvicinava alla sua conclusione. L'Ammiraglio Katrina Cornwell era finalmente sola, completamente esausta non solo per la giornata appena trascorsa ma anche per le settimane precedenti, la fine della guerra con i Klingon e la preparazione delle varie cerimonie, alcuni funerali e non solo. Proprio quella mattina la donna aveva partecipato alla cerimonia tenuta in onore dell'equipaggio della Discovery: lei stessa aveva decorato alcuni dei membri dell'equipaggio con la Medaglia d'Onore della Flotta Stellare e promosso due degli ufficiali, Paul Stamets, ora Tenente Comandante, e Sylvia Tilly, finalmente graduata e Guardiamarina a tutti gli effetti.

Dopo la cerimonia ci furono i soliti discorsi, seguiti da un banchetto apparentemente infinito. Alla prima occasione utile, l'Ammiraglio era riuscita a svignarsela, rifugiandosi nel suo ufficio e dicendo al suo assistente che non voleva essere disturbata se non per una questione di vita o di morte. Fino a quel momento, fortunatamente, nessuno si era preoccupato di andarla a cercare, e lei aveva usato quelle ore di solitudine per fare un po' di ordine. E infine per iniziare a piangere i morti.

Con le centinaia di migliaia di morti che la guerra aveva portato, quella di Gabriel Lorca era stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso e aveva portato l'ammiraglio sull'orlo dell'abisso. Con il ritorno della U.S.S. Discovery dall'Universo dello Specchio e la conseguente scoperta dell'impostore e di tutti gli annessi, aveva avallato una serie di decisioni di cui presto si era pentita, non ultimo il genocidio di massa da perpetrare contro i Klingon e il loro pianeta natale, Qo'noS. Anche se erano stati dei mesi infernali, anche se era stata rapita e torturata dai Klingon, anche se aveva visto morte e distruzione a bizzeffe e aveva perso l'uomo che amava, si rendeva sempre più conto di quanto fossero ingiustificabili e ingiustificate le sue azioni.

Realizzazione che era arrivata solo con il tempo, in realtà. Jon Turner, che aveva salvato all'ultimo momento, quasi morendo, dai Klingon, aveva cercato più e più volte di farla ragionare su quella decisione. Era forse l'unico che aveva parlato apertamente contro l'atto volontario di genocidio che la Federazione si apprestava a compiere. Lei, al contrario, ancora in preda alla rabbia e all'odio che solo ora, nella sua interezza, si rendeva conto di non aver affrontato e digerito completamente, aveva approvato l'idea e dato il via libera. Con amarezza le tornò in mente come aveva quasi dovuto supplicare Jon di non presentare le sue dimissioni. Ed era stato a quel punto che il dubbio aveva cominciato a insinuarsi, il dubbio che forse quella non era la strada giusta da percorrere, e che l'aveva portata ad ascoltare la proposta alternativa dell'allora specialista Burnham.

Un leggero trillo proveniente dalla sua scrivania la fece uscire dalla sua fantasticheria e la voce del suo assistente, un giovane Tenente JG, riempì l'aria del suo ufficio: «Ammiraglio?» chiese il giovane e sempre serio vulcaniano.

«Dica pure, signor Subrik. Cosa c'è?» rispose la donna, guardando fuori dalla finestra che adornava il suo ufficio.

«C'è qualcuno che vuole parlare subito con lei, signora» fu l'unica risposta del tenente Subrik.

«Ed è una questione di vita o di morte, Tenente?» L'Ammiraglio Cornwell era perplessa per il modo in cui il suo assistente stava gestendo l'intera situazione: quelle rare volte in cui Katrina aveva ordinato di non essere disturbata, se non per circostanze davvero straordinarie, il Tenente Subrik aveva agito secondo le direttive ricevute e nessuno aveva mai potuto avvicinare l'ammiraglio.

Perché oggi dovrebbe essere diverso? Si chiese Katrina mentre continuava a guardare fuori dalla finestra.

«Una specie, Katrina...» rispose la voce di Jonathan Turner, facendola girare sorpresa verso l'ingresso dell'ufficio dove l'imponente collega era affiancato dall'esile assistente vulcaniano.

«Grazie, Tenente» continuò poi l'Ammiraglio, guardando il giovane con un piccolo sorrisetto sul volto, «ci penso io...» Il Tenente fece un piccolo cenno, poi lasciò l'ufficio senza una parola: Katrina non avrebbe potuto essere più sorpresa.

«Dobbiamo parlare, Kat» osservò l'imponente collega alla sua vecchia amica, con uno sguardo consapevole negli occhi, «E tu lo sai perfettamente.»

«Di cosa, esattamente...?»

Jon Turner si limitò a inarcare un sopracciglio e Katrina sospirò profondamente: «Non c'è momento migliore di questo, allora...»

«Infatti.»

CAPITOLO TRE

Terra, Parigi, 2258

«Ammiraglio Turner, trasmissione in arrivo dal Capitano Christopher Pike, della U.S.S. Enterprise,» chiamò l'assistente di Turner dall’intercom, aggiungendo che era un messaggio ad alta priorità, criptato e solo per i suoi occhi. L'imponente vice ammiraglio, capo della sicurezza della Flotta Stellare, alzò lo sguardo dal PADD che stava leggendo, un po' preso alla sprovvista dalle informazioni appena fornite dal suo assistemte, un Tenente umano di nome Malik Stoke.

Cosa diavolo era successo di così importante da indurre il capitano dell'Enterprise a contattarmi con un messaggio di così alta priorità? si chiese Turner, mentre si irrigidiva un po'.

«Me lo giri pure qua, Tenente,» ordinò infine, alzandosi e camminando davanti alla sua scrivania, sulla quale si appoggiò con le braccia al petto. Pochi secondi dopo, la robusta figura del capitano Christopher Pike, comandante della nave ammiraglia della Federazione Enterprise, comparve di fronte a lui.

«Capitano Pike,» salutò l'Ammiraglio Turner, «l’ho vista in condizioni migliori.» L'uomo di fronte a lui era piuttosto esausto, molti graffi sul viso, con uno sguardo di disperazione negli occhi, l'atteggiamento un po' teso. «Come è andata la missione?»

«Ci siamo riusciti,» fu l'unica risposta data dal Capitano, che sembrava più a disagio che mai. Turner inarcò un sopracciglio: «Perché percepisco un "ma" in arrivo, Capitano Pike? E perché,» continuò, «l'Ammiraglio Cornwell non mi sta facendo rapporto come da ordini precedenti?»

A quest'ultima domanda, il Capitano Pike si irrigidì ancora un po', prima di sistemarsi l'uniforme e riferire: «È mio dovere informarla che l'ammiraglio Katrina Cornwell è stato ucciso in azione poche ore fa, davanti ai miei occhi, nel tentativo di disattivare un siluro incastrato nel nostro scafo.»

Jonathan Turner raggelò, rimanendo completamente immobile. Poi: «Grazie, Capitano. Spero di vederla al più presto qui a Parigi,» prima di aggiungere, con un cenno del capo, «Buona fortuna, Capitano. Turner chiude.» E l'immagine olografica del capitano Pike svanì, lasciandolo solo.

Andata, pensò mentre ordinava al suo assistente di non essere disturbato. Andata. Non poteva crederci. Dopo tutto quello che avevano passato prima di ammettere finalmente il loro interesse amoroso l'uno per l'altra, lei era morta. Andata davvero. Per sempre. Guardò fuori dalla finestra. Cosa avrebbe fatto adesso? Era completamente vuoto, solo, e non solo metaforicamente.

Guardò fisso fuori dalla finestra per un po', piangendo internamente la propria perdita. Poi, dopo un po', tornò alla sua scrivania: avvertiva su di sé lo spiacevole dovere di informare i parenti ancora in vita della tragica notizia. Prima di contattarli, però, passò in rassegna tutti i rapporti che il Capitano Pike aveva trasferito al Comando della Flotta Stellare mentre erano in contatto. Infine, si rassegnò a fare ciò che doveva fare. Lasciando gli uffici del Quartier Generale della Flotta della sede parigina, andò al centro di teletrasporto più vicino e chiese all'ufficiale ivi presente di teletrasportarlo in Colorado, dove viveva la famiglia Cornwell.

Entrambi gli anziani sorrisero quando lo videro, completamente ignari di quello che avrebbe detto loro di lì a poco, sorriso al quale cercò di rispondere come poteva: si conoscevano da anni, e i due Cornwell erano stati molto felici quando Katrina aveva detto loro che lei e Jon erano finalmente una coppia. Anche se Jonathan stesso era ovviamente felice di vederli, avrebbe davvero preferito non doverli incontrare per dir loro che la loro unica figlia, un ammiraglio decorato della Flotta Stellare, era morta in prima linea.

«Scusate se vi disturbo a quest'ora tarda del mattino...» iniziò l'Ammiraglio, solo per essere interrotto dal signor Cornwell: «Sai che non disturbi mai, figliolo, entra! Allora, cosa sta succedendo a Parigi? Hai già avuto notizie di Katrina?»

Prima che lui potesse rispondere, la signora Cornwell arrivò e lo abbracciò calorosamente, dopodiché i tre si andarono a sedere sul divano del soggiorno. Lì, finalmente, prese la parola: «Ho avuto notizie dal capitano Pike, della U.S.S. Enterprise...» Turner fu interrotto dal signor Cornwell, che chiese: «La nave ammiraglia, vero? Katrina ci ha detto che sarebbe stata a bordo per la missione che le è stata assegnata.»

Turner si limitò ad annuire, prima di continuare: «Mi ha riferito che la missione è stata un successo, ma hanno avuto una lotta sanguinosa e Katrina...» - fece un respiro profondo e li guardò - «...Katrina è morta nel tentativo di proteggere l'equipaggio da un siluro rimasto conficcato nello scafo dell'Enterprise. Il Capitano Pike mi ha contattato qualche ora fa per fornirmi tutte le informazioni sulla sua morte. Non è stato in grado di teletrasportarla perché molti sistemi dell'Enterprise, come il teletrasporto, sono stati gravemente danneggiati durante il combattimento.»

Rimasero tutti seduti in silenzio per un po', nessuno in grado di dire qualcosa mentre i tre piangevano nel loro cuore la perdita di una figlia, un'amica, un'amante, una compagna. In quel silenzio, Turner promise tranquillamente a Katrina che non avrebbe mai abbandonato la sua famiglia ora che la loro unica figlia se n'era andata per sempre, andata in una lotta a cui non avrebbe mai dovuto partecipare, ma in cui lei aveva insistito per essere direttamente coinvolta. Come non poteva fare altrimenti.

«Ti dispiacerebbe rimanere qui per un giorno?» chiese la signora Cornwell, dopo un po' di tempo passato in silenzio. Turner alzò lo sguardo dalle mani, piegate in grembo, e le offrì un piccolo cenno: «Non mi dispiacerebbe affatto. Ho già dato ordine al mio staff di non disturbarmi e ho presentato una richiesta al Comando della Flotta Stellare che mi permetterebbe di rimanere con voi per tutto il tempo di cui avete bisogno. Dopo tutto, ho diversi mesi di licenza di cui approfittare e non sono mai stato in grado di farlo.»

Erano passati alcuni mesi dalla morte dell'Ammiraglio Katrina Cornwell: Jon Turner passò molto del suo tempo con la famiglia di lei o da solo, cercando di capire cosa potesse fare. Come sempre accade in questi casi, fu costretto a fissare alcuni appuntamenti con un Consigliere. Di nuovo. L'ultima volta che ne aveva avuto bisogno, la guerra Klingon-Federazione era appena finita, lui aveva perso un caro amico e si era salvato non molto tempo prima da un rapimento e da lunghi mesi di torture per mano klingon.

Poco prima del suo ritorno in servizio attivo, stava tornando a casa dopo aver trascorso qualche giorno con la famiglia Cornwell. Era arrivato da pochi minuti a Parigi grazie al teletrasporto e stava camminando nei pressi dell’ambasciata Xindi, quando da un momento all'altro si trovò teletrasportato in una sala teletrasporto spaziosa e completamente aliena. Si guardò intorno spaesato, senza capire bene cosa stesse succedendo intorno a lui. Fece appena in tempo a scendere dalla piattaforma dove era stato depositato, quando un individuo che assomigliava molto ad un essere umano, e che non aveva notato fino ad allora, gli si avvicinò dalla sua destra, una mano tesa verso di lui.

«Ammiraglio Turner, è un piacere conoscerla finalmente! Mi scusi per il ritardo, ma abbiamo avuto un periodo difficile in questi mesi! Prego, mi segua,» salutò l'uomo, sulla trentina, con un tono deferente. Preso alla sprovvista, l'ammiraglio Turner afferrò la mano che l'altro uomo gli stava offrendo, prima di seguirlo. Mentre camminava, l'altro uomo riprese a parlare, ma l'ammiraglio non poté fare a meno di fermarlo e chiedere: «E lei è...?»

«Scusi,» rispose l'umanoide, «non gliel’ho detto! Mi chiamo Daniels e sono un agente temporale e operativo del 31° secolo!»

«E dove mi trovo esattamente?»

«Lei è a bordo di una delle nostre migliori navi, ammiraglio, anche se per la Prima Direttiva Temporale non potrei dirle tutto, naturalmente!» Daniels sorrise, mentre entrambi gli uomini continuavano a camminare lungo i corridoi. «E se sta per chiedermi se sono lo stesso Daniels con cui ebbe a che fare uno dei vostri defunti capitani della Federazione, Jonathan Archer, sì, sono esattamente lo stesso uomo, in effetti!»

«Suppongo che i viaggi nel tempo le permettano di essere in più posti in tutte le linee temporali nello stesso momento,» osservò ironicamente Jonathan Turner, prima di aggiungere: «Ma a cosa devo il piacere di essere prelevato dalla mia linea temporale, esattamente?»

«Oh, è piuttosto semplice, vede?» rispose Daniels, mentre conduceva l'ammiraglio verso un turboascensore: «Lei non lo sa, ma nella sua linea temporale sarebbe morto pochi istanti dopo che l’abbiamo presa. Un attacco terroristico,» aggiunse, quando Turner gli rivolse uno sguardo sorpreso, «si è semplicemente trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, oserei dire. Ah,» si offrì, «le spiegherò più tardi!»

«E perché mi ha salvato, esattamente?» Turner si ritrovò a chiedere con sorprendente calma, lasciando da parte qualsiasi... domanda storica per il momento.

«Oh beh,» rispose l'altro uomo mentre arrivavano finalmente a destinazione, «è stato a causa sua.»

«Katrina...» sussurrò Jon, fermandosi di colpo quando individuò la donna che aveva pianto negli ultimi mesi. «Com'è possibile? Il capitano Pike mi aveva detto che lei era morta...» Era incredulo, naturalmente. Aveva sofferto e pianto per mesi la perdita della donna che, per quel che ne sapeva, era stata davvero sul punto di morire se non fosse stato per l'intervento di Daniels.

Daniels lasciò che i due si prendessero il loro tempo poi, considerando che entrambi fossero considerati morti nella loro linea temporale, offrì loro alcune possibilità per un futuro insieme.

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