UN'UNIONE INDESIDERATA: ATTO PRIMO (T)

Quando il Capitano Benjamin Sisko, ufficiale comandante di Deep Space 9 e della U.S.S. Defiant, mise piede in Sala Comando, dopo la conversazione avuta con il Vice Ammiraglio William Ross, la sua espressione ci fece intendere come la piega presa non fosse stata quella da lui sperata.

Dovete sapere, nel caso non fosse un qualcosa già di dominio pubblico (cosa di cui dubito fortemente), che Sisko non era semplicemente un ufficiale della Flotta Stellare incaricato di supervisionare e coordinare le attività della base spaziale di Deep Space 9 - precedentemente base di estrazione mineraria cardassiana conosciuta come Terok Nor - e quelle del settore bajoriano dopo lo scoppio della Guerra del Dominio, era anche l’Emissario dei Profeti per il popolo bajoriano.

A quel tempo io ero di stanza sulla base, sezione sicurezza, ormai da qualche mese, dopo che il mio precedente incarico, la U.S.S. Europa, era andato distrutto durante una scaramuccia contro alcuni vascelli Jem’Hadar - continuo a pensare che ci salvammo in troppo pochi, ma almeno il sacrificio di così tante brave persone non fu vano, in quanto l’avamposto Klingon che stavamo difendendo non venne distrutto e i Klingon furono in grado di vendicare la perdita di così tante vite.
Intendiamoci, nonostante sia passato parecchio tempo, il ricordare quel periodo specifico della mia vita non è di certo una passeggiata di salute: continuo a vedermi regolarmente con Consiglieri - ne ho cambiati diversi, nel corso degli anni, per via dei miei incarichi - per avere la sicurezza che io sia nelle condizioni tali per poter continuare a essere in servizio attivo. Non nego di aver avuto ancora delle ricadute, nonostante non siano più ai livelli di quei primi tempi - mi era stato diagnosticata la PTSD, come reazione a quello che sarebbe successivamente stato ricordato come il Massacro di Qu’Vat: l’Europa stava perlustrando un settore di spazio vicino al confine Cardassiano, in costante contatto con l’avamposto di Qu’Vat per gli aggiornamenti relativi alla presenza di forze nemiche, quando all’improvviso un contatto anzitempo ci rimandò una richiesta di soccorso: Qu’Vat era sotto attacco. Per farla breve, ci ritrovammo a intervenire… e l’Europa, nonostante fosse riuscita nell’intento di resistere fino all’arrivo di una flottiglia guidata dalla Defiant, venne distrutta durante gli scontri.

Come sempre mi capita quando ricordo quell’evento, tendo a perdermi. In questo contesto, però, la divagazione ha il suo perché: dopo quell’evento, e nonostante la diagnosi che mi era stata fatta, fui assegnata al complemento della Sicurezza di Deep Space 9, fornito dalla Flotta Stellare in supporto alle forze della Milizia Bajoriana coordinate dal Conestabile Odo.
Secondo lo psicologo che, allora, mi seguiva poteva essere un aiuto sostanziale per la mia ripresa, che comunque non sarebbe stata affatto veloce, avrebbe avuto i propri tempi e le proprie difficoltà, principalmente, appunto, all’inizio.
Il mio racconto prende forma a partire, all’incirca, dalla data stellare 51968.5, verso la fine del 2374 per intenderci, quando si era ormai all’apice di quella che venne successivamente ricordata come ‘Guerra del Dominio’. Per allora ero ascesa al rango di Tenente Comandante e il mio recupero, per quanto ancora lontano dal vedere la propria conclusione, era comunque a buon punto, almeno secondo quanto sosteneva la terapista che mi seguiva fin da quando mi era stata diagnosticata la PTSD.

Come ho detto, quel fantomatico mattino il Capitano Sisko, dopo esser stato insignito della Medaglia al Valore Christopher Pike, era rimasto a parlare a lungo con William Ross in merito alla missione di invasione del territorio Cardassiano, in programma per il mattino successivo. Come ci venne amaramente riportato, l’Ammiraglio Ross aveva fatto orecchie da mercante alla richiesta di Sisko di non includerlo nella missione, in seguito a una visione dei Profeti che gli aveva preannunciato una tragedia a bordo di Deep Space 9 nel caso lui si fosse trovato a bordo della Defiant, nel bel mezzo degli scontri a dirigere le forze alleate.
Nonostante le veementi proteste - «I Profeti non mi vedono semplicemente come un Ufficiale della Flotta Stellare, ma come loro Emissario per il popolo bajoriano.» - Ross non si era dimostrato particolarmente accomodante nei suoi confronti come nei confronti di un credo che lui non riusciva a comprendere e ad accettare del tutto, facendogli osservare: «È questo il problema, non è vero, Capitano? Negli ultimi sei anni lei ha cercato di essere entrambe le cose. E finora sono stato paziente. L’ho assecondata. Mi sono messo in discussione per lei in numerose occasioni, ma credo che ora sia il momento: è assolutamente necessario prendere una decisione. O è l'Emissario o è un Ufficiale della Flotta. Non può essere entrambe le cose.»
Di fronte a un’imposizione di questo tipo, il Capitano Sisko si era ritrovato con le spalle al muro, non potendo fare altro che promettere di essere a bordo della Defiant il mattino successivo alle 0500, come precedentemente concordato.

Affrontando nuovamente il discorso in sala riunioni, a pomeriggio inoltrato, il fastidio era ancora chiaramente visibile sul suo volto e nel suo tono di voce, al punto tale che tutti gli si muoveva attorno con passo felpato, temendo cosa ne sarebbe potuto venir fuori. Il tutto terminò piuttosto in fretta, a dir la verità, e fu così, quindi, che il mattino successivo io e il Tenente Comandante Dax ci ritrovammo nei pressi del portellone d’attracco che conduceva alla Defiant: a Dax era stato assegnato il comando della base in assenza del Capitano Sisko e di buona parte dello staff di comando; in quanto a capo del complemento di sicurezza federale, sarei dovuta imbarcarmi anche io, rivestendo l’incarico di ufficiale tattico/sicurezza, ma al mio posto venne preferito il Conestabile Odo e a me venne lasciato l’incarico di coordinare le forze di sicurezza della base - la giustificazione fu che era troppo prematuro mettermi in una situazione che, potenzialmente, rischiava di essere un richiamo a quanto accaduto con l’Europa.
Niente da obiettare, in fin dei conti non avevo ancora assorbito completamente il colpo, nonostante tutti i passi avanti che ero riuscita a fare in quel periodo. Non nego, però, di aver avuto un attimo di rammarico e di fastidio nell’essere lasciata indietro: ero comunque convinta di poter fare bene la mia parte, nonostante tutto il pregresso che mi portavo sulle spalle. Lapalissianamente, non mi fu possibile e mi ritrovai costretta su Deep Space 9. Gli scontri videro uscirne vincitrice la nostra fazione, ma fu quanto accadde sulla base ad amareggiarne i risultati positivi per l’equipaggio della Defiant.

*

Come spesso accadeva da quando avevo iniziato a prestare servizio a bordo di Deep Space 9, anche quel giorno, a fine turno, avrei dovuto incontrare Lenara al bar di Quark per un drink e qualche chiacchiera in compagnia. Intendo la Dottoressa Lenara Kahn, con la quale si era instaurato un solido rapporto di amicizia e di fiducia reciproca sin da quando ci si era conosciute, in un momento non propriamente idilliaco, pochi anni prima. Sarebbe anche andato tutto secondo i piani, se non fosse stato per un piccolo e indifferente incidente accaduto nei pressi del Tempio Bajoriano presente a bordo della stazione, dove Dax si era diretta alla fine del suo turno e prima di raggiungerci al bar.
Dovete sapere, infatti, che ormai da qualche tempo le due Trill - che si erano sposate pochi mesi prima con una celebrazione davvero particolare, richiamante elementi da varie culture - sembravano intenzionate a diventare genitori. Il Maggiore Kira aveva preso molto a cuore la faccenda, anche perché le due donne avevano deciso di adottare uno dei tantissimi orfani ancora presenti su Bajor, al punto tale da spendersi non poco con le autorità del pianeta affinché non ponessero (troppi) ostacoli. Dopo diversi mesi di attese e burocrazia era finalmente arrivato il via libera e, prima di partire per la battaglia, il Maggiore aveva informato la Trill della situazione - credetemi, ero lì a pochi passi, scambiando due parole con Worf e Odo durante l’imbarco sulla Defiant… difficile non rendersene conto, soprattutto quando ti ritrovi a così breve distanza, con un rimbombo che la metà sarebbe bastata. Anche non volendo, non potevi fare a meno di ascoltare cosa si dicessero.

«So che è tutto merito tuo, Kira,» aveva esclamato, abbracciando l’altra donna, Jadzia. La Bajoriana aveva sorriso, ricambiando l’abbraccio: «Ho anche pregato tanto i Profeti che vi aiutassero. Sono sicura che vi sia anche il loro intervento.»
Separandosi, Dax aveva aggiunto: «Non ti ringrazieremo mai abbastanza.» A questa frase, la Trill aveva ricevuto da parte del Maggiore una calda esortazione ad andare al tempio bajoriano collocato sulla Promenade ad accendere un lume - tra le altre cose, in quei giorni, il tempio ospitava anche una reliquia, una preziosa Lacrima dei Profeti: quale occasione migliore?
Dax era sempre stata più una persona di scienza che di fede, ma non se l’era sentita di contraddire l’amica che tanto aveva fatto per loro: così, quel pomeriggio, mentre io raggiungevo Lenara al bar di Quark, Jadzia si era diretta al tempio, con l’intento, pochi minuti dopo, di unirsi a noi per bere qualcosa e festeggiare per la seconda volta la notizia. La prima era avvenuta al mattino, solo tra loro due, e una terza volta era in programma non appena la Defiant, con tutti i colleghi e amici, fosse tornata.

Di cosa stavamo parlando? Ah, sì, il fatidico giorno in cui tutto andò bene e male in un colpo solo. Certo. Mi sento in dovere di avvertirvi su un piccolo particolare: parte di quanto sto per raccontarvi mi venne detta solo in un secondo momento, in realtà, quando la sicurezza - dopo una mia strigliata non da poco, alla quale si aggiunse pure quella del Conestabile Odo - studiò le registrazioni dei sensori, per capire cosa diamine fosse accaduto e perché mai l’allarme non fosse scattato, avvisando di intrusi a bordo della base.

Comunque sia, le cose importanti: il Tempio in cui Dax si era diretta si trovava immediatamente di fronte a Quark. Il tavolino dove io e Lenara, in attesa dell’altra donna, ci eravamo accomodate era sulla Promenade, praticamente di fronte all’ingresso principale del Tempio, il che mi permetteva - paranoica com’ero in quel periodo - di poter controllare il viavai delle persone sulla passeggiata. Non che, ora, io sia meno paranoica… ma molto probabilmente lo sono in una maniera differente, tutto considerato la nuova posizione che mi ritrovo a ricoprire nei ranghi della Flotta Stellare.
Ritornando a noi, Jadzia non avrebbe dovuto metterci poi tanto tempo, anche volendo rispettare le divinità di un’altra cultura. Eppure… qualcosa non mi quadrava. Lì, sul momento, cercai di non dar troppo peso alla questione: mi era già capitato, soprattutto i primi tempi, di reagire eccessivamente a situazioni apparentemente anomale, che poi si erano rivelate tutto sommato innocue o, comunque, non tali da giustificare, da parte mia, reazioni di quel tipo.

Ma, nonostante cercassi in tutti i modi di non darci particolarmente peso, la sensazione non accennava a diminuire, ad andarsene. Fu per quel motivo, quindi, che a un certo punto mi sentii costretta a fare qualcosa, qualsiasi cosa, per togliermi quella sensazione di dosso. Chiesi a Lenara di aspettarmi al tavolo, cercando di tranquillizzarla sul fatto che andasse tutto bene e che non c’era qualcosa per cui preoccuparsi: conoscendomi, mi stavo innervosendo per nulla, ancora una volta mi stavo facendo prendere troppo la mano dalla preoccupazione e dai miei sensi di colpa. Insomma, le solite cose, non sono mai stata particolarmente brava a mentire, non ci posso fare molto.
Sapete quando desiderate davvero tanto sbagliarvi, che per una volta se vi considerano solo esagerati o ipocondriaci non importa, va bene uguale? Ecco, premesso che odio profondamente chi mi affibbia dell’ipocondriaca senza cognizione di causa (considerando che, credetemi, tutto sono tranne che ipocondriaca), per una volta sarei stata ben contenta di beccarmi un’accusa di quel tipo.
Fu proprio in quel momento che mi trillò il comunicatore e l’ufficiale di guardia negli uffici della sicurezza mi segnalò la presenza di un segno di vita cardassiano sulla stazione. Accellerai il passo, se avessi avuto un sesto senso, quello mi avrebbe urlato nelle orecchie di correre: solo dopo avrei saputo che qualcosa di terribile stava accadendo nel tempio proprio in quegli istanti.

Feci appena in tempo ad entrare nella sala principale del tempio, dove era esposta la venerata reliquia bajoriana, che vidi Gul Dukat proiettare una qualche forma di energia contro Jadzia Dax, che a quanto pare aveva l’unica colpa di essersi trovata tra lui e il Cristallo dei Profeti lì conservato. Impugnai subito il phaser che portavo con me e intimai al Cardassiano di fermarsi, ma devo ammettere che non mi impegnai particolarmente nell’aspettare una sua risposta e feci subito fuoco. Oggi, ad anni di distanza, mi rendo conto che quel mio gesto fu fondamentale per salvare la vita di Jadzia e del suo simbionte, ma le conseguenze a venire furono comunque drammatiche, e non riuscii a catturare Dukat che, distratto dal mio colpo prolungato di phaser, interruppe ciò che stava facendo, lasciando che il corpo di Jadzia si accasciasse al suolo, ma non lo frenò dal indirizzare subito dopo la sua attenzione e la sua energia verso il Cristallo, insensibile al mio prolungare il fuoco.

Quello che accadde dopo… non fu altro che una forte e accecante luce rossa, che stese anche me e permise a Dukat di scappare; Dax ed io fummo recuperate da una squadra della sicurezza, che nel frattempo era arrivata a supporto, e ci risvegliammo entrambe in Infermeria. A parte un vago senso di stordimento e disorientamento, probabilmente dovuti all’esplosione causata da Dukat nel distruggere il Cristallo della Contemplazione - e che, scoprii, aveva portato alla temporanea chiusura del Tempio Celeste, causando un black out al Capitano Sisko in pieno scontro -, stavo fondamentalmente bene, quindi venni subito dimessa.
Non così si poteva dire di Jadzia o Dax: da cosa mi venne detto, velocemente e quasi incoerentemente da un infermiere di corsa, il medico stava cercando in tutti i modi di stabilizzare entrambi, senza però particolare successo: aveva bisogno di trapiantare momentaneamente il simbionte, in maniera tale da operare su Jadzia senza rischiare di perdere nessuno dei due pazienti. Kahn si aggirava in astanteria come un animale in gabbia, ed è lì che la ritrovai: ovviamente non le era permesso accedere all’area più interna, quella dedicata agli interventi chirurgici, quando vi erano, come in quel contesto, delle operazioni  in corso d’opera.

«Hanno bisogno di un ospite compatibile…» Ci misi un attimo a comprendere che quelle parole le avevo pronunciate io, mentre stringevo a me Lenara, nel disperato tentativo di trattenerla e non farle vedere una scena che, sicuramente, sarebbe stata parecchio traumatizzante. Lei smise di lottare contro di me, così all’improvviso da portarmi a guardarla perplessa, senza capire, subito, cosa non andasse: «Lenara? Cosa c’è?»
«Non c’è nessun ospite compatibile, Eva… non ci sono altri Trill a bordo della stazione e il vascello più vicino con un Trill a bordo, la Destiny, si trova ancora a diverse ore a curvatura dalla base.»
«Qua ti sbagli… l’ospite compatibile c’è.» Non potevo credere di non averci pensato prima: avevo letto, non molto tempo prima, una serie di rapporti ormai datati, compilati a seguito di una missione in cui era stata implicata l’Enterprise-D.
All’epoca, l’ammiraglia aveva preso a bordo un Trill, l’ambasciatore Odan, con l’obiettivo di mediare una disputa. C’erano stati una serie di inconvenienti a cascata: allora, la natura della cultura Trill era ancora più nebulosa di quanto non sia oggi, quindi ovviamente nessuno sapeva che il fantomatico ‘ambasciatore Odan’ fosse, in realtà, il simbionte che il Trill portava in grembo; il suddetto Odan si era innamorato della Dottoressa Crusher, Ufficiale Medico Capo dell’Enterprise, venendone ricambiato; a seguito di un incidente, l’ospite non aveva fatto una bellissima fine, con la conseguenza che il Comandante Riker si era trovato costretto a ospitare, dentro di sé, il simbionte per poter continuare a mediare, almeno fino a quando un nuovo ospite non fosse arrivato per accogliere dentro di sé il… verme.
Io dico… se era stato fatto una volta, e più o meno non era successo nulla di tragico, vuoi che non vada bene un’altra volta, soprattutto con una tecnologia medica nettamente superiore a quella di cui disponeva la Crusher, ai tempi? Inoltre, ma non meno importante da considerare, il Dottor Bashir era il maggior esperto di fisiologia Trill, per ovvi motivi… eravamo quindi in una botte di ferro. Tutti quanti.

«Okay,» continuai, staccandomi da lei quel tanto che bastava per costringerla a guardarmi negli occhi, «ho bisogno che tu rimanga qua, Lenara. Non costringermi,» aggiunsi, vedendo che stava per protestare, «a ordinare una squadra di sicurezza in Infermeria per rimuoverti con la forza o a chiedere a qualcuno di sedarti.»
«Cosa vuoi fare? Eva…?» Kahn aveva un’espressione terrorizzata, sul volto: in quell’esatto momento, stava rischiando di perdere la persona più importante della sua vita, ed essendoci già passata - il simbionte Kahn le aveva fornito i ricordi di un suo ospite precedente, Nilani, sposata con Torias Dax morto durante il test conclusivo di un nuovo motore a curvatura - temeva di rivivere quell’esperienza. Comprensibile.
Nonostante tutti i miei migliori tentativi, non credo proprio che la mia espressione potesse in qualche modo tranquillizzarla, ma non è che potessi farci molto e il tempo iniziava a scarseggiare: «Non ho tempo di spiegare, adesso. Rimani qua, per favore. Okay?» Non le lasciai il tempo di rispondermi, ma anche se lo fece non me ne resi conto: la lasciai lì, così presa dalla mia decisione che chiunque mi avesse rivolto la parola non lo avrei probabilmente nemmeno sentito.

Entrai nell’ufficio del Dottor Bashir senza troppi preamboli, decisa a bypassare l’infermiere a guardia della sala operatoria, ma non ce ne fu bisogno: in quel preciso momento, infatti, l’Ufficiale Medico Capo della base uscì dalla stessa porta che io avrei volentieri sfondato, ancora avvolto nella tunica rossa da sala operatoria. Ci fermammo l’una di fronte all’altro e il suo sguardo diceva tutto: se non era troppo tardi poco ci mancava.
Lui fece appena in tempo a iniziare a parlare - «Un’ora, forse due, è tutto il tempo che…» - che io non lo lasciai praticamente fare e gli parlai sopra: «Data stellare 44822: i rapporti medici dell’Enterprise-D.»
Ora, il trapianto in un corpo ospite temporaneo era possibile e, come vi ho già detto, il corpo ospite poteva essere umano. L’unica difficoltà, a parte la necessaria compatibilità di alcuni fattori ematici, era che i globuli bianchi umani, a differenza di quelli Trill, avrebbero riconosciuto il simbionte come un parassita e lo avrebbero attaccato nel giro di uno o due giorni, non di più. Ma quello di cui aveva bisogno Bashir non erano giorni, erano ore, solo un po’ più delle risicate due rimaste da vivere al simbionte, messo in stasi, e, soprattutto, a Jadzia.

Ah, per intenderci: l’ho dato erroneamente per scontato, ma io ero cosciente di avere quei valori ematici compatibili, esattamente come William Riker: mi ci era caduto l’occhio quando avevo letto quel famoso rapporto di cui vi parlavo prima. Era, quindi, una decisione logica intraprendere quella strada: era l’unica soluzione possibile per riuscire a salvare capra e cavoli.
Superate le prime rimostranze del medico, che tutto sommato non furono poi così fieramente furiose come mi ero prospettata, ci volle davvero molto poco tempo prima che io mi ritrovassi su un lettino chirurgico con un taglio verticale nel ventre e un… grosso verme… pronto a entrare dentro di me. Nel giro di meno di 40 minuti mi trovai ad essere… beh, diciamo qualcuno di diverso rispetto a quanto non fossi stata fino a quel momento.

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