[RECENSIONE] MARTYR (STAR TREK: NEW FRONTIER #5) - PETER DAVID

📚DALLA QUARTA DI COPERTINA📚
Con la caduta dell'antico Impero Thalloniano, la guerra civile minaccia il pianeta Zondar. L'arrivo della U.S.S. Excalibur viene accolto con sollievo e festeggiamenti dalla popolazione ansiosa, e il capitano Mackenzie Calhoun, reduce dalla sua catastrofica fuga dal pianeta Thallon, viene acclamato come il loro salvatore profetizzato. Ma il messia di un credente è il blasfemo di un altro - e un candidato ideale al martirio. Quando il Capitano Calhoun viene catturato, il Tenente Comandante Burgoyne 172 deve trovarlo prima che una flotta aliena lanci una guerra santa contro la Federazione!

👀OPINIONE PERSONALE👀
Con Martyr, la serie compie finalmente il salto di qualità atteso: abbandonata la struttura a episodi brevi dei primi volumi, ci troviamo di fronte a un romanzo corale dove Peter David può finalmente dare respiro alla sua verve narrativa.
Il paradosso del Messia
L'aspetto che più colpisce è la sottile ironia con cui l'autore gestisce la figura di Mackenzie Calhoun. È quasi dissacrante vederlo elevato al rango di salvatore profetizzato: David costruisce attorno a lui una situazione paradossale che mette in risalto l'ambiguità del personaggio, costringendolo a recitare un ruolo che stride con la sua natura pragmatica e ribelle. Questa scelta non solo a me personalmente diverte, ma approfondisce la critica dell'autore verso il fanatismo religioso, un tema classico di Star Trek qui trattato con un piglio decisamente più cinico.
La Excalibur: Un laboratorio di identità
Il vero cuore pulsante del libro, però, risiede nella gestione dei comprimari. Sebbene io senta di dover ancora "mettere a fuoco" l'intero equipaggio, è innegabile il fascino delle tematiche introdotte tramite figure come Burgoyne 172 e Soleta.
Partiamo dal primo personaggio, che introduce all'interno dell'universo di Star Trek una nuova specie aliena: gli Hermat. Attraverso Burgoyne, David esplora una sessualità e una struttura fisica non convenzionale, riuscendo a intrecciare le necessità biologiche (come il supporto a Selar durante il pon farr) con una riflessione sulla brevità e l'intensità della vita.
Dall'altra parte, abbiamo il Tenente Selar e il suo essere un ibrido Romulano/Vulcaniano, con il suo segreto aggiunge una nota drammatica necessaria. La sua eredità Romulana, vissuta come una macchia da nascondere, apre riflessioni interessanti su come i traumi del passato influenzino il servizio nella Flotta, richiamando atmosfere già apprezzate in The Next Generation.
Considerazioni finali
Nonostante alcuni personaggi mi risultino ancora distanti, Martyr riesce nel difficile compito di chiudere i fili narrativi dell'esordio aprendo contemporaneamente nuove, intriganti porte. La narrazione parallela, che inizialmente sembra procedere su binari distanti, converge in un finale solido che conferma Peter David come un autore capace di mescolare azione e introspezione psicologica con grande eleganza.
La storia continua! Se volete scoprire come si evolvono le vicende di Robin Lefler e i misteri della Excalibur, non perdetevi la mia recensione del sesto volume: Fire on High.


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