CAPITOLO I. OLTRE IL TABOO
Non appena rientrati su Deep Space 9 dopo l’incidente con la Defiant, ora nelle sapienti mani del Capo O’Brien per le dovute riparazioni, la Dottoressa Kahn era stata immediatamente accompagnata in Infermeria, dove il Dottor Bashir non aveva perso tempo e si era subito occupato di lei, assicurandosi che le radiazioni non le avessero creato difficoltà di alcun tipo.
Qualche ora più tardi, la donna si trovava nei suoi alloggi, distesa su una sorta di lettino richiamante quasi, in alcune delle sue forme, le sdraio tipiche del XXI secolo terrestre, affiancata da un premuroso e protettivo Bejal, che giusto in quel momento le stava servendo una fumante tazza di tè trill.
Il campanello trillò proprio nel momento in cui il Dottor Otner passava la tazzina alla sorella, la quale disse al visitatore ancora sconosciuto di entrare. Mentre beveva un sorso della bevanda calda offertale dal fratello, le porte dell’ingresso si aprirono sul Tenente Comandante Jadzia Dax, Ufficiale Scientifico Capo di Deep Space 9 e colei che, sulla Defiant, le aveva sostanzialmente salvato la vita.
Otner si alzò in piedi, mentre Dax domandava a Lenara come si sentisse, considerato appunto quanto successo. Fu lo stesso Bejal a rispondere, ora completamente in piedi e ritrovatosi di fronte a Jadzia: «Molto meglio. Si è quasi ristabilita.» La malata sorrise nella tazza, prima di rispondere divertita: «Mio fratello, il dottore.» Dal canto suo, Otner si limitò a lanciarle uno sguardo indulgente, prima di ritornare a rivolgersi a Dax: «Vorrei ringraziarla per quello che ha fatto. Lenara, per me, è molto importante.»
Jadzia, nel rispondergli, lo guardò con una intensità particolare negli occhi: «Anche per me lo è.» Bejal si limitò a dirle «Certo. Vi lascio da sole,» prima di salutare entrambe e andarsene.
Quando le porte si richiusero dietro le spalle dell’uomo, Jadzia, nell’accomodarsi al posto prima occupato da Otner, offrì a Lenara una boccetta con un liquido trasparente all’interno: «È un profumo Risiano.» Kahn sorrise, prendendo con delicatezza tra le mani il regalo che le aveva allungato l’altra donna, prima di chiederle se già si sapesse qualcosa in merito a cosa fosse successo al tunnel creatosi poco prima dell’incidente. Dax si limitò a scrollare il capo: «L’ipotesi più probabile è che un campo di tetrioni abbia reagito con gli scudi della sonda, producendo una massiccia onda di gravitoni. Non ci sono perdite, solo lievi contusioni, e soprattutto la nave non è esplosa.»
«Oddio, la nave,» Lenara sembrava quasi rammaricata per l’aver rimosso la Defiant dall’equazione, «ci sono stati molti danni?»
Afferrandole gentilmente una mano, e stringendola con dolcezza, Dax disse: «O’Brien dice che la rimetterà a posto in pochi giorni. Non è stata colpa tua!» Kahn ricambiò la stretta, ma la risposta fu comunque amara: «Sì ma era il mio progetto, tutte le mie teorie…» Dax esclamò: «Allora non dimenticarti che il tuo progetto e le tue teorie hanno creato con successo il primo tunnel spaziale artificiale della storia. È un risultato senza precedenti!»
Lenara le sorrise: «Hai ragione. Mi sto lasciando andare ai sensi di colpa, vero?»
Ricambiando il sorriso, Dax annuì: «Direi, Lenara!»
Distogliendo lo sguardo, e portandosi le mani in grembo – sempre stringendo la boccetta che le aveva dato poco prima Jadzia – Kahn osservò: «Quando tornerò su Trill il lavoro certo non mi mancherà. Solo per analizzare tutte le telemetrie della sonda ci vorranno diversi mesi.»
L’altra Trill annuì: «È probabile. Vuoi restare a lavorare qui con me?»
Lenara la guardò con sgomento: «Qui con te? Tu…» scrollò appena il capo, senza sapere cosa dire di quella proposta audace: «Tu lo sai che quello che stai dicendo causerebbe uno scandalo?»
Jadzia la guardò con fervore, lo stesso che ora animava la sua voce: «So esattamente cosa comporterebbe. Ma non me ne importa più niente.»
Kahn sbuffò: «È buffo, sai. Bejal era quasi riuscito a convincermi con fatica che, in fondo, il gioco non valeva la candela. Vuole che torni subito su Trill con lui, domani, e che mi dimentichi di te.»
«Un bel testardo.» Dax non riuscì comunque a eliminare, dalla sua voce, una nota di amarezza, mista ad acrimonia: non riusciva proprio a farsi andare giù le continue interferenze dell’altro scienziato.
«Non puoi essere dura con lui,» la pregò Lenara, cercando di appianare le acque, «sta solo cercando di proteggere sua sorella.»
Esasperata, Jadzia si alzò in piedi, braccia distese verso l’alto in un gesto pieno di stizza: «Ah, tutti cercano di rendersi utili per noi. Per proteggere il nostro avvenire. Ma quello che non sanno è che il nostro è un sentimento profondo, un amore incondizionato, e che qualunque sia la nostra decisione saremo solo noi a doverne accettare le conseguenze.»
Lenara, alzatasi a sua volta per potersi avvicinare a Dax, osservò: «Dax, è di questo che sono terrorizzata. Delle conseguenze.» Continuò in maniera accorata: «Quando non sei qui con me, quando tu sei lontana, è come se mancasse una parte di me stessa. È la cosa che desidero di più, stare con te, ma non credo di riuscire a farlo. Dax, noi due siamo diverse. Io non ho un piccolo Curzon dentro di me che mi fa essere impulsivo, che mi fa ignorare le regole abbandonando tutto quello per cui ho lavorato.»
Jadzia si girò verso di lei, con sguardo colmo di dolore: «Stai dicendo che mi vuoi lasciare, o sbaglio? Siamo qui, siamo di nuovo insieme. Il sogno si realizza, non buttare via il tuo cuore.»
«Io non voglio farlo!» si ritrovò a esclamare Kahn. «Però ho bisogno di molto più tempo. Facciamo così, tornerò su Trill con la squadra, cercherò di trovare una soluzione. E quando sarò pronta tornerò.»
Jadzia, ormai in lacrime, la allontanò malamente da sé: «Io vorrei che queste parole fossero vere. Ma so bene come andrà a finire, Lenara. Se tu mi amassi almeno quanto ti amo io in questo momento, quel trasporto domani partirebbe senza di te. Perché se domani deciderai di partire, lo sappiamo tutte e due, non tornerai mai più in dietro.»
Con questo, Dax uscì in fretta e furia, in lacrime, dagli alloggi di Lenara, così sconvolta che non si accorse per nulla della presenza di Bejal nel corridoio, a pochi passi dall’ingresso delle proprie stanze, poste poco più avanti rispetto a quelle della sorella. L’uomo le lanciò uno sguardo tra il sorpreso e il perplesso, prima di lasciar perdere le proprie stanze e affrettarsi da Lenara, per capire cosa fosse accaduto nei pochi minuti in cui le due donne erano rimaste da sole da quando lui aveva deciso di andarsene – in barba a tutte le sue ritrosie e perplessità.
L’uomo fece giusto in tempo a entrare, che si ritrovò a dover afferrare al volo una agitatissima Lenara, completamente fuori di sé; gli ci volle un po’ prima di riuscire a calmare la sorella quel tanto che bastava per chiederle cosa stesse succedendo e come mai Jadzia fosse uscita di fretta e furia, con gli occhi gonfi e in lacrime, e lei fosse in quelle condizioni.
Lenara, dal canto suo, sembrava delirare ed era leggermente febbricitante tra le braccia del fratello, che la riportò di peso al lettino, dove la costrinse a stendersi prima di cercare, in tutti i modi possibili, di farla ritornare lucida e tranquilla a sufficienza per comprendere quanto accaduto in sua assenza. Le prime parole pronunciate dalla donna, comprensibilmente vista la situazione, furono «Jadzia, dov’è Jadzia?» mentre si guardava attorno, cercando di scorgere l’altra donna, ormai non più lì.
«Lenara,» Bejal le accarezzò con tenerezza il volto prima di continuare, «che cosa è successo? Ho visto il Comandante Dax uscire in fretta e furia, non sembrava quasi in sé. Cosa vi siete dette? Cosa è successo?» La sua preoccupazione per la sorella, scampata a morte quasi certa sulla Defiant proprio grazie al pronto intervento dell’altra Trill, non aveva fatto altro che aumentare in quegli ultimi minuti. La sorella, molto più calma di prima, ma comunque ancora sotto evidente shock e stressata, non aveva reagito immediatamente alle sue domande, cosa che lo aveva fatto preoccupare ancora di più.
Quando, finalmente, la donna si decise a parlargli, dirgli qualcosa, ciò che disse lo fece momentaneamente raggelare: «Bejal, ti prego… non costringermi a lasciare DS9, per favore… non voglio andarmene.»
Otner la guardò momentaneamente senza parole: aveva sperato ardentemente, dentro di sé, che la sorella si fosse convinta, una volta per tutte, a lasciar perdere quella infatuazione quasi infantile verso Jadzia, infatuazione che lui per primo non riusciva a capire e, soprattutto, ad accettare. Le regole Trill erano molto rigide, in tal senso: non era possibile, pena l’esilio da Trillius Prime e l’impossibilità di dare un nuovo ospite al simbionte, effettuare quella che era chiamata riassociazione, ovvero il riprendere una relazione tra due Trill, di cui almeno uno unito a un simbionte. Si trattava di uno dei tabù più antichi e rispettati dalla loro società e Bejal non poteva credere che Lenara volesse davvero infrangerlo.
Provò a farla riflettere, utilizzando un tono il più ragionevole possibile, ma temeva, dentro di sé, che fosse solo una battaglia persa: non solo era risaputo che, quando Lenara si metteva in testa qualcosa, era impossibile farle cambiare idea, ma, per quanto entrambi fossero consapevoli delle leggi Trill in merito alla riassociazione, Otner si rendeva anche conto di quanto la sorella si fosse legata all’Ufficiale Scientifico della base, indipendentemente dal fatto che in una “vita” precedente gli ospiti dei due simbionti fossero stati sposati. Nel profondo, voleva vedere la sorella felice: se lo fosse stata assieme al Comandante Dax, alla fine, quale male ci sarebbe potuto essere?
Nonostante ciò, non poteva non provarci: «Lenara, sai meglio tu di me che le leggi Trill non lo permettono. Oltre a condannare te stessa, e Jadzia, a esilio certo, stai anche condannando a morte il tuo simbionte. Dannazione, non lasciarti prendere la mano da tutto ciò che è successo da quando siamo arrivati alla stazione, hai dei doveri… e degli obblighi da rispettare! Vuoi buttare tutto alle ortiche in questa maniera così stupida? Ne abbiamo già parlato…» Lo sguardo che, però, vide negli occhi di Lenara non fece altro che confermare i suoi timori più grandi, così come fecero le sue parole in risposta alla sua pressante richiesta di esercitare una certa cautela: «Non mi interessa più della Commissione di Simbiosi o di quelle stupide leggi, Bejal!»
La donna, ora, era nuovamente su di giri, agitatissima al pensiero di doversi lasciare alle spalle Dax… Jadzia per sempre: «Io la amo, Bejal! Io amo Jadzia, capisci? Non sono i ricordi del simbionte Kahn a influenzarmi, fratello, sono i miei stessi sentimenti a spingermi a voler prendere questa decisione e rimanere qua, indipendentemente dalle imposizioni delle leggi Trill!» Si passò una mano sul volto, chiaramente affranta dalla situazione.
«E glielo hai detto? A Jadzia, dico… glielo hai detto?» le chiese Bejal, quasi temendo la risposta che avrebbe ricevuto dalla sorella, considerando il modo con cui il Comandante Dax era uscita dagli alloggi poco prima: la reazione non era sicuramente quella di una persona a cui era stato detto di essere amata in cambio. Intendiamoci: non era ancora pronto a lasciare il campo, per di più da sconfitto, ma si sentiva comunque in dovere di provare, in qualche modo, a capire la sorella.
«No,» sospirò Lenara, mostrandosi sorprendentemente vulnerabile al fratello prima di spiegargli, finalmente, cos’era accaduto poc’anzi con Jadzia e perché la donna fosse uscita così agitata: «Mi sentivo messa sotto pressione, le ho detto che volevo ritornare su Trill per avere più tempo… illudendomi che sarei riuscita a tornare da lei una volta che avessi avuto la possibilità di pensare lucidamente. Ma quando Jadzia mi ha voltato le spalle per andarsene…» scrollò la testa, asciugandosi alcune lacrime, prima di continuare a parlare: «mi sono sentita come se stessi perdendo una parte di me, mi sono sentita crollare il mondo addosso… e ha fatto male, Bejal! Ha fatto davvero male, perché Jadzia ha ragione: se io ritornassi con voi sul nostro pianeta, non avrei più il coraggio di andarmene.»
Prese un profondo, tremulo respiro e, prima che Otner potesse intervenire – anche solo chiedendo cosa ci fosse, eventualmente, di male nell’agire in quella maniera – continuò: «Non posso tornare su Trill, non quando ho la possibilità di essere felice anche altrove, indipendentemente dalle conseguenze.» Lo guardò negli occhi, le lacrime che ancora le rigavano le guance: «Non posso rinunciare a una cosa di questo tipo, Bejal… non posso farmi guidare dalla paura e da tabù così restrittivi da non considerare come l’ospite possa avere una volontà propria.»
L’uomo la guardò negli occhi per un lungo momento, prima di prendere un profondo respiro: non poteva credere a cosa stava per dire alla sorella, andava contro tutto quanto egli credeva, tutto quanto avessero insegnato loro. La decisione che la donna voleva prendere aveva comunque un carissimo prezzo da pagare, portandolo a domandarsi se ne valesse davvero la pena – ma, guardandola, capì che, sì, per lei nessun prezzo sarebbe stato troppo alto, nonostante tutte le sue proteste in tal senso.
A quel punto, si ritrovò a proporle, quasi senza pensare: «Ascolta, Lenara… perché non rimani qua?» La domanda gli valse uno sguardo sorpresissimo dalla sorella che, evidentemente, non poteva credere alle sue parole.
In fondo, come posso biasimarla? Alla fine sono stato io quello che ha cercato in tutti i modi di farle frequentare il Comandante Dax il meno possibile rifletté quasi amaramente Bejal, prima di trovare un modo di giustificare a se stesso quanto aveva appena detto: «Se proprio vuoi dare una possibilità a questa relazione, il posto dove metterla alla prova è qua, non su Trill. E poi, fino a che la cosa non diverrà di dominio pubblico potrai sempre tornare a casa. Nel caso non funzionasse con Dax.»
La sorella si soffermò sulle parole “dominio pubblico” e si ritrovò a pensare alle implicazioni più immediate della sua decisione: «Cosa dirai al Dottor Pren e alla Commissione di Simbiosi? E ai nostri genitori?»
La risposta la sorprese, se possibile, ancora di più: «Che il miglior posto dove la Dottoressa Lenara Kahn, la più importante studiosa dei wormhole artificiali, potrà continuare le proprie ricerche non poteva che essere su Deep Space 9! Certo,» aggiunse, quasi ripensandoci, «prima o poi si renderanno conto che il motivo non era quello e, molto probabilmente, l’esilio sarà inevitabile… ma, se ne sei sicura ed è quello che vuoi…»«Oh Bejal,» sospirò Lenara, alzandosi quel tanto che bastava per mettergli le braccia al collo e stringerlo a sé, «non ne sono solo sicura, ne sono certa!»
Bejal Otner si limitò a ricambiare l’abbraccio della sorella, profondamente rammaricato della decisione presa dalla donna: nonostante le sue assicurazioni del contrario, a cui egli voleva credere con tutto sé stesso, dentro di sé non riusciva a esserne totalmente soddisfatto, ritenendo che, invece, Jadzia avesse probabilmente avuto una influenza eccessiva in merito.


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