[RECENSIONE] La Nave di Fuoco (La Tavola del Capitano #4) - Diane Carey

La Nave di Fuoco è il quarto romanzo all’interno della raccolta intitolata La Tavola del Capitano, pubblicato dalla Pocket Books (sussidiaria della Simon&Schuster) nel 1998 con il titolo di Fire Ship. In Italia giunge due anni dopo, nel 2000, per tramite della Fanucci Editore, grazie alla traduzione di Flora Sataglianò e l’intervento di alcuni membri dello STIC.

📚DALLA QUARTA DI COPERTINA📚

Un attacco improvviso separa il Capitano Kathryn Janeway dalla sua nave e dal suo equipaggio. Presto viene salvata, ma non dalla U.S.S. Voyager. Sola a bordo di un vascello alieno, Janeway si ritrova nel mezzo di una guerra che non riesce ancora a comprendere. Deve imparare rapidamente i modi di questa nuova cultura e tornare a essere il capitano se vuole proteggere i suoi nuovi alleati dalla guerra che solo lei sa che sta per arrivare. Senza la sua nave, tutto il suo ingegno e la sua esperienza nella Flotta Stellare potrebbero non essere sufficienti a salvare il Quadrante Delta dalla guerra.

👀OPINIONE PERSONALE👀

«Esiste un bar conosciuto come La Tavola del Capitano in cui coloro che hanno comandato potenti vascelli di ogni forma ed epoca si possono incontrare e rilassare, bevendo amichevolmente con altri del loro stesso grado.»

Questo è il secondo libro appartenente alla collezione de La Tavola del Capitano che mi sono ritrovata a leggere durante questa estate del 2022 – il primo è Umiliazione, con la voce narrante di Mackenzie Calhoun, di cui potete trovare QUA la recensione. In questa occasione, a raccontare un episodio del proprio passato è niente meno che il Capitano Kathryn Janeway, Ufficiale Comandante della Voyager e uno dei miei personaggi preferiti all’interno dell’universo trekker (assieme a tanti altri, tra cui Sette di Nove e Jadzia Dax).

Come concept di base, l’idea fornita da La Tavola del Capitano è molto intrigante: un locale al quale possono accedere unicamente coloro che abbiano raggiunto il grado di Capitano o, comunque, abbiano svolto anche per un breve lasso di tempo tale funzione di comando, alla guida di un vascello o, più in generale, di un gruppo di uomini – Calhoun, infatti, si imbatte nel bar per caso, quando era ancora sul proprio pianeta, Xenex.

L’idea che ci fosse un libro dedicato a Janeway non poteva, ovviamente, che farmi piacere: come ho detto, è uno dei miei personaggi preferiti all’interno del franchise di Star Trek, con Star Trek: Voyager che mi ha accompagnata nella mia infanzia. Non posso però dire che, in generale, il racconto che la vede come protagonista mi sia particolarmente piaciuto, principalmente per alcuni YATI presenti all’interno dello stesso – non da ultimo il fatto che, in più occasioni, la stessa Janeway dica di essere un ingegnere laureato, con ampia esperienza sulle proprie spalle, quando sin dalla prima puntata di Voyager viene sottolineato come la donna abbia iniziato la propria carriera da Ufficiale della Flotta Stellare all’interno della sezione scientifica, al comando di Owen Paris.

Un altro aspetto che mi ha un po’ lasciata perplessa, per come il personaggio viene sempre mostrato all’interno della serie TV, è il fatto che si arrenda fin troppo facilmente al fatto che la propria nave e il proprio equipaggio siano stati, apparentemente, distrutti da una forza aliena tecnologicamente superiore. Per non parlare, quando invece si scopre che la Voyager e i suoi uomini sono tutti interi, del desiderio di non tornare da loro, il suo fedele equipaggio, per riprendere ancora una volta la strada di casa – cosa che, neanche a dirlo, comunque poi fa.

L’idea alla base di questo racconto non è poi malvagia e, devo dire, non mi è affatto dispiaciuta. Il ‘fastidio’ che ho provato è stato più dato da mancanza di coerenza con la serie madre e da una sorta di out of character per quanto riguarda il personaggio del Capitano Janeway, il che ha portato il mio gradimento personale a livelli molto, ma molto bassi. L’impressione che ho, affrontando la lettura dell’universo espanso, è che, in qualunque modo provino a scrivere romanzi sui personaggi di Voyager, non sappiano mai cosa far fare loro – impressione che ho avuto anche leggendo altri romanzi relativi alla serie, non da ultimo To Lose the Earth, di Kirsten Beyer, uscito sul finire del 2020 e conclusione del ciclo di romanzi conosciuta come ‘Full Circle Project’.

Il romanzo, per questo motivo, non riesce a inserirsi tra quelli che ho preferito e nemmeno che ho particolarmente apprezzato, finendo molto in basso nella lista delle mie preferenze personali. Mi ha comunque fatto piacere leggerlo, nonostante ne sia rimasta poco soddisfatta: oltre a permettermi di aggiungere un altro tassello alla collezione di romanzi appartenenti a La Tavola del Capitano, mi ha consentito di scoprire in che modo Janeway sia entrata a conoscenza di uno dei bar più famosi e misteriosi di Star Trek e di leggere di un’avventura, con protagonista proprio Janeway, di cui non avrei mai saputo nulla altrimenti.

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